Sghembo. Che grignade.
 
       
    Do Re Mi
Fa
Sol
 


Di quel
che passa
si scrive,
si canta,
si balla.

Di quel
che resta
ci bastan
gli occhi.

E sì,
ho nevicato
l'inchiostro.
Ce n'era
di bisogno.


 

6.5.08

 
Gong.
Tra comodini e lampadari, fiati di corda tesi per forza, profili di colline poggiate su lenzuola eccomi torvo scovare la mia rosa. M'incricco passando per sciocco ma in realtà sono solo assorto in un turbine di gelo che m'ha scorticato il pensiero. Non quello per favore non è tempo nè il giusto contegno per esibirmi sul ghiaccio del tendone adesso. Mi passano certificati che si stampano sui pollici alti come in cerca di una certezza. Leggo profumi del tipo:
una giornata con il tuo idolo sfumato, gilda la calda, come traforare il tuo timpano vitale, lo zinco fuso insaziabile passatempo, cucinare le uova senza imploderne il guscio.
Era una notte buia e tempestosa coi gemelli nella gotta.
Il mattino ha l'oro in bocca,
il mattino ha l'oro in bocca,
il mattino ha l'oro in bocca.
Qual'è il tuo segreto da ammaliamento? Invitarmi a mettere virgole nel tuo appartamento, sgusciarmi le termiti dagli occhi o dosarmi sapientemente fino ad ammorbarmi?
E' già tardi ed io son così presto. Eppure mi credo eterno e regolo le buone azioni con un trampolo da saltimbanco. Non ci si può mica lamentare o far finta di stare male quando i veri senzatetto non hanno nemmeno una rima per saziarsi la collera.
Occhi a palla esorbitanti, boccuccia a farfalla tutta casta, nasino corvino adunco e sbilenco.
Emetto e posseggo, ritengo e stempio.
Incespico al ginocchio dentro una melma oscura che succhia trattenendo vischiosa l'albume d'un alba sdentata.
Sul tappeto vado orizzontale e mi faccio un gran male.

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