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feb 6, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Disintossicanti.

Boriosi postulanti,
fatevi calvi di spore
in erezione di parole.

Per favore.

Che supporto al sopportarvi
non tengo più nelle tasche
abbastanza grandi.

Disquisite e ponderate da vacche
credute sempreterne,
pasciute al macero dell’esistenza.
Inerti al creare,
inermi al saggiare.

Fuori c’è il sole:
andate a dar via il maggese
santa polenta,
null’altro da fare
che segarvi l’esistenza
dimostrando che il vostro pensiero
è sempre il più glorioso
di chiunque voglia farne l’orlo.

Dai osti,
accettare e non pontificare,
amare e sbranare la neve
prima che si sciolga:
quanto vi costa?

feb 2, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Sperom.

Eh, facci caso, non siamo su quel piano.
Non mi torna in mente quella canzone di Bruce così bella, perchè? Proprio ora che ne avrei un matto d’astratto a sbalzo di bisogno non mi terge il pulviscolo della cerebrale.
Azzo. Proprio nel giorno in cui il verde sbava di canna con un po’ di gas vermiglio rendendomi double face pronto alla fuga. Pendola il motore su una salita a fatica, scarica le nubi e raccoglie furore ma qui non ci si scalda nemmeno più. Perciò rigetto un po’ di fango e me lo spaccio come cotoletta dentro la quale m’impanno vita e giorni di festa. Stanchezza e tempesta. Fa un freddo meno otto polpastrelli, me ne restan due per segnalare a qualcuno una vittoria. Sperom.
gen 18, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Post Scriptum.
Buongiorno son del vanto unico centro benessere del tuo rantolo.
All’ascolto son tordo, tonno e immune all’olfatto tranne quando piango.
Resto se chiesto, m’elevo desto e m’immergo profondo al sogno.
Spesso unto, a volte pravo e malvolentieri indomito al balzo.
Bazzico baricentrico sulla circonferenza del tuo gesto.
Ti osservo spesso mancando d’avarizia in pathos usato
ed ho notato non te ne avertene a male che ti manca l’amalgamo del fiato.
Spero cordialmente di riaverti a cena senza obbligo di offesa.
Rimango in attesa di un cenno di assenza alla tua conferma d’essenza.
Tanti cari saluti, a te e alla tua nemesi.
dic 22, 2009 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Blanco.

Blanco ammantato sporco di ricalco,
fumo d’animo sadico,
rudere nel fondo del fischio del vento.

M’ascendo oltre il riflesso del vetro
e quel che vedo è il passato.

Scavalco gli aghi di strazio
sognando scalzo:
pomice è la pietra del dazio
vago per ore nel bosco
aprendo la bocca persa al cielo
raccolgo sudore d’angeli.

Piango perchè solo
non visto dal rifugio del peccato
piango perchè da un lustro
non mi ritrovavo candido.

Ma questa notte vale un bagliore
scricchiola al passo del mio stupore
perciò mi raccolgo nel silenzio alto
di un bagno caldo nel ghiaccio.

dic 15, 2009 - Senza cicatrici    Dicevi?

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La mattina faccio sempre più fatica ad alzarmi dal letto.

Mentre m’ascio la crapa spellandola in due emisferi circoncentrici tenendo le mani ferme a snocciolo mi sfrego le pupille affannate e penso che il giro di giostra è sempre più faticoso ogni nuova volta. Servono sempre più risorse, la richiesta aumenta e il prezzo del greggio del mio raffinamento s’eleva inversamente proporzionale al frutto del campo dove la teoria vedrebbe un raccolto. Scolta il vecio, brutto invecchiare, anche quando la gioventù dell’ossa è relativa ma densa al tatto beh è il tuo andare che si sente nel fango. Meno due gradi gelano e ti scricchiolano addosso, ogni inverno allunga il freddo. Finchè c’è legna sul camino ci si perde ancora addosso alle fantasie della fiamma, fin quando avverti le campanelle in lontananza tenti ancora una danza.
Ma ci vorrebbe un tango, adesso, e non so più quali passi sperare per essere leggero o quantomeno sereno.
Andare, voce del verbo cantare.
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