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lug 21, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Cambusa.

Lo sfumare del rosa fra l’orizzonte delle nubi ch’osservano l’oceano mi rende irrequieto.
Troppa acqua oltre le ciglia sperde i granelli fra chi si rincorre.
Si fiuta un’attenzione salmastra dietro quelle rocce e i brividi che ora attendono bruceranno fra le ossa a mollo.
S’alza un corpo di me che ruggisce: lo lascio giocarsi sul limitare delle conchiglie mentre alla nuca mi colpisce una risata stanca.
Sarebbe già d’andarmi a cambiare in prestito, ma l’aria è ancora buona e quando racconta mi rende accovacciato e sgombro.
Ascolto un piacere volgere e sfumare mentre rassetto il mio cielo.
lug 14, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Terzo stomaco.

Sangue, baci e rifiuti,
battono pure i grandi ideali:
sul ciglio della terra a restar muti
coi marciapiedi inquinati dai cani.

Spulciando le bugie il peggio s’è rotto
dai non dirmelo anche tu sei connesso:
allegria con trionfo di patatine e giramondo
su questa spiaggia ricoperta d’inverno.

Pace assolta in antiquata d’archi:
acqua ghiacciata che rinfresca i corvi
sopra un fumetto di quando cantavi
e scalza d’un passo che non ricordi.

Massa in tulle dal corpetto ad aghi:
giochi nei cluster senza una rete
spinta dall’alto nascosta fra i rami
con occhi di panna e unghie da prete.
lug 8, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Sventolando la quinta essenza.

Ma come la si fa ma dai
ma non si può che poi
e chi lo sa se si va
guarda meglio no.

Che vien la guerra a noia, gli sgozzi a clavicembalo, meglio star dentro.
Certo, pacca sulla spalla. Il miglior pericolo è il cemento. Ti incolla lento a convinzione che si sta meglio sotto il tetto.
Fuori sparano notizie ammorbo, hai sentito? Terrore, brivido, raccapriccio.
Il peggior sbaglio è l’assetto.
Una vita, miglia e miglia.
L’equazione non regge.
Mica tempo da perdere a star fermo.
C’ho un sorriso da tener sveglio come unica magia da insegnare fuori e dentro.
lug 2, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Ercùle, Magiste e la Cornucopia.
Quest’anno niente zaino in dove metterci le pieghe dell’albume.
L’afa non sarà surriscaldata ed i sandali non si sbricioleranno fra nafta e onde come quasi di un giro esatto a distanza di un anno.
S’è giocato al lotto un volo diverso, incipriato di verde e onesto.
Più che altro denso. Meno miglia e più cazzuola, dritti alla méta passando per la filiera dei follicoli frementi.
Batti giù il muro, tira su la pianella, sfratassa la vita che per ora raddoppia.
Poi, ‘sa mai, si farà pure certo un tris.
Zen orobico in trepida attesa di forgiarsi bucolico e col sorriso grande, pronto con un poker di mani ad accogliere gli umani dal sapore amico intriso.
Prego, accomodatevi, ma che bello qui.
Costina? Braciola? Ce n’è per tutti, ce n’è per noi.
Vado a rifarmi il rendering.
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