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set 9, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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… where do we go, nobody knows.
I’ve got to say i’m on my way down
god gave me style and gave me grace,
god put a smile upon your face…

Aspirina.

Sbuffo, è il mio viver odierno bislungo
mi sorprendo agitato di seta il lenzuolo
come al vento non piegato storpio giunco
dado ruotato e posizione che non trovo.

Segnali, asfalto bagnato stavano incanalati
senza una mappa la credevo orizzontale
semplice, quella ieri, e dritti paralleli i binari.
Vita: mia senza di lei sei in caduta verticale.

Mancanza, quel che non si stringe
sfugge sotto pelle fino al basso ventre.
Bisogno d’aspirina di rosso mi tinge,
spicchio di sole fra verdi lancette.

Amore, in questa tempesta di san Silvestro
da poco innaffiata con grandi occhi
sei sempre equilibrista goffo e maldestro,
ma sopra un filo che lega due cuori.

set 9, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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… where do we go, nobody knows.
I’ve got to say i’m on my way down
god gave me style and gave me grace,
god put a smile upon your face…

Aspirina.

Sbuffo, è il mio viver odierno bislungo
mi sorprendo agitato di seta il lenzuolo
come al vento non piegato storpio giunco
dado ruotato e posizione che non trovo.

Segnali, asfalto bagnato stavano incanalati
senza una mappa la credevo orizzontale
semplice, quella ieri, e dritti paralleli i binari.
Vita: mia senza di lei sei in caduta verticale.

Mancanza, quel che non si stringe
sfugge sotto pelle fino al basso ventre.
Bisogno d’aspirina di rosso mi tinge,
spicchio di sole fra verdi lancette.

Amore, in questa tempesta di san Silvestro
da poco innaffiata con grandi occhi
sei sempre equilibrista goffo e maldestro,
ma sopra un filo che lega due cuori.

ago 19, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Se conto i miei passi.

Qui non c’è via d’uscita
questo è un labirinto cieco
ovunque io orienti il mio cuore
da te non so uscirne.

Qui non c’è altro sole ad allontanarmi
da una terra che profuma
se conto i miei passi
quelli tornano da te.

Guardavo fotografie
le tue
le toccavo
a farle mie.
Sorridevi.

Signore
che c’è di più grande?

Spolvero piume
dalle mie spalle
non sono mie
ma cadute
su di me.

Sei una sola splendida strega
che fa magie dentro me.

E se il giorno non mi lascia andare
senza voltarmi
a sperare nel tuo abbraccio
a lasciarmi qualcosa di te

e se la gente non vede niente
se la via al cuore resta sbarrata
tieni tu la chiave
chiudi
a triplice mandata.

Miracolo
si chiama così
la prima apertura degli occhi
la mattina.

Quando accarezzo le tue ciglia
fai magie dentro me.

ago 19, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Se conto i miei passi.

Qui non c’è via d’uscita
questo è un labirinto cieco
ovunque io orienti il mio cuore
da te non so uscirne.

Qui non c’è altro sole ad allontanarmi
da una terra che profuma
se conto i miei passi
quelli tornano da te.

Guardavo fotografie
le tue
le toccavo
a farle mie.
Sorridevi.

Signore
che c’è di più grande?

Spolvero piume
dalle mie spalle
non sono mie
ma cadute
su di me.

Sei una sola splendida strega
che fa magie dentro me.

E se il giorno non mi lascia andare
senza voltarmi
a sperare nel tuo abbraccio
a lasciarmi qualcosa di te

e se la gente non vede niente
se la via al cuore resta sbarrata
tieni tu la chiave
chiudi
a triplice mandata.

Miracolo
si chiama così
la prima apertura degli occhi
la mattina.

Quando accarezzo le tue ciglia
fai magie dentro me.

ago 9, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Haku Lei.

Accaldato al tempo che non un lume è sorto,
al fresco il terreno frastaglia con garbo secco
ondeggia d’assorto nel suo frumento attorno
senza comprender il ciclico paglierino deserto.

Annusa cercando vano umido fra le sue radici
stanco d’esser lì disperso eterno faticando:
imperlati di sudore i calli dei polpastrelli incisi
ancor spande con vento di roncola il canto.

Mentre s’asciuga la fronte d’una saliva lontana,
l’occhio attorno vitreo in cerca di se stesso,
dal nulla come contrasto d’acqua fresca e vana
s’irradia dal monte a nasconder le stelle con l’universo.

E’ luce. Improvvisa. Gioisce.
Carezza ad una ad una le spighe. Amore.
Lambisce il suo corpo. Poi: sparisce.
Va a posare l’alba coprendola di calore
poco distante in un altro campo. E lì: finisce.

Quando tutto di forma ha senso
s’ammuta di vita e riempito corre
appresso a quel fuoco denso,
ma giunto accanto al limitar soffre
come inebetito, sorpreso e perso.

Si ferma, accorto d’istinto d’esser seguito:
da un sentimento nuovo ora osservato.
Per resistenza che faccia è di certo colpito
da sensazione di guardia che mette a disagio.

Infine prende coraggio e s’avvicina silente
circoscritto furtivo in cerca del nuovo ardore.
Giunto ad un sospiro di distanza latente
allora s’accorge di quanto vano fosse il dolore.

L’angoscia del suo vivere disorientato e incerto
si tramuta d’immenso profumo di stupore
quando comprende che quel bagliore perfetto
altro non era che un fragile unico girasole.

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