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ago 4, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Rotelle a duecento lire.

Di cosa vuoi che rimi?
Di quale perchè vuoi che ti racconti?
Tanto sai sempre tu
cosa vuoi che me ne assomigli?
Singhiozzi, vai a colpi, pretendi e non chiedi
di cosa vuoi che perda?

Scichità
tling e tang
guarda com’è alta la montagna
quando non sai nuotare
paletta e secchiello
per scavarmi un po’
m’imbuco con francobollo paypal
bonificami sti pixel va’
che ‘l vento fugge
e io non gli sto dietro.

Al fubalino
si giocava per fighi
gli altri al tamtam
o dietro al ping pong
che eran le prime
palle tagliate
ce ne sarebbero state poi.

Eppure già fotocopiavo
il mio articolo al megafono
ed il mio bacio al cioccolato
tormentato fra i Righeira
ed i brufoli alpini
non darmi i pugni
son bocia molta
ma quieto.

Si lo so che sai
sai tutto te
alurà desdes
o sommo
che c’ho
d’allungarmi
il tramonto.

lug 26, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Ottantaseimilaquattrocento.

Vapor di palloncini
rucole di panna in torta
blu della maglietta
camminata stretta.

Riprendo e distendi
volto pagina e scarabocchio
rotta portafortuna
avanti beatamente.

Incavo del collo
ultimo sopracciglio
chiamarsi in silenzio
sì lo voglio.

Zaino spazzolino diario e tu
sopra le onde dentro le nuvole
fra tramonti e temporali
io non ti lascio più.

Ottantaseimilaquattrocento
giorno al secondo buongiorno
ti curo ti fuggo ritorno
notte mio fiore buonanotte
ottantaseimilaquattrocento.

Stessa lingua quando dico vita
gridando prendimi col miele
rapiscimi brindando sul divano
lontano s’intravede un belvedere.

Empirici elettrici spifferi d’animi
medesimo tetto s’alza il vento
corri son qui e piove il resto
attenta arpeggia stringiamoci.
lug 19, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Tulipani.

Can caminin camuffami il drin dell’esser qui,
scolta l’indugio del mio giochino esattoriale:
dall’Elba al rotocalco salva il mio miraggio
perchè dalle favole del percorso spesso arranco.

Posso venirmi al riposo senza quell’aria duttile
di chi si plasma di ricordi senza fronzoli nè soldi
oppure mi vuoi Arduino reinventore dei miei mondi
ogni santa volta che pungo il sorteggio succube?

Esondo ludico dal gregge squassando quiete
striato inverso al canone del non oltrepassare
ammainato alla balbuzie del contar dolore miele
riavvolgendo i bulbi per tramonti da baciare.

lug 6, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Rallentare in prossimità del dosso.
Il nuovo gadget del quant’altro mi fa scordare i rumori nel naso. Ci giochicchio, lo spalmo e mi ci diverto a star su dritto con la sua spalla di compagnia. Ho la mente riversa al bus del gnao: sarà la prima brezza del settenario, sarà il ciclico anno del cambio, sarà un voler capitan futuro cataratto. Arrivà quella ruga in cui il rodere degli altri ti cura: niente più di niente, basta signor sì signor tenente. Nessuna problematica azzeccatissima del dover rendere. Forse perchè stai per strambare a metà del guado, forse perchè cominci ad ammirare il creato, forse perchè dal niente sei rimasto un creatore di stelle. Fatto sta che che t’è aumentato il convesso e di srotolarti lingua e pensiero alla prima ombra del fesso non ci ottemperi più come un riconoscimento della tua piscia sul sentiero. Se vuoi vieni, se no sfregola tranquillo l’idrocarburo del tuo piedistallo. Io sto agiato fra i randagi a rattopparmi le pezze di chi ha fatto spezie diverse: rare, poco daziate ma a loro modo pregiate in questo emisfero personale di scalzi mangiapatate.
giu 16, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Atteperto.
Ah per le tue fronze
che Giove!
Spulciarti attonito
nel mio astratto,
cruggiato da sberleffo,
grazie.

Bisogna tagliarsi

a fontana le braghe
passar di qua del fosso
senza metter numeri
a carboni d’originale.

Ci ho detto
nonostante tutto

tuo questo
m’alza il basello
sguscia un sorriso
se son per davvero
nastro svolto dal mastro,
tuo tempo da ricamo.

Stimarsi
con usmo da cani
prima del morso
che sgorga il gioco.

Bisogna schiumarsi

a Duvel,
io e te.
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