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lug 6, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Rallentare in prossimità del dosso.
Il nuovo gadget del quant’altro mi fa scordare i rumori nel naso. Ci giochicchio, lo spalmo e mi ci diverto a star su dritto con la sua spalla di compagnia. Ho la mente riversa al bus del gnao: sarà la prima brezza del settenario, sarà il ciclico anno del cambio, sarà un voler capitan futuro cataratto. Arrivà quella ruga in cui il rodere degli altri ti cura: niente più di niente, basta signor sì signor tenente. Nessuna problematica azzeccatissima del dover rendere. Forse perchè stai per strambare a metà del guado, forse perchè cominci ad ammirare il creato, forse perchè dal niente sei rimasto un creatore di stelle. Fatto sta che che t’è aumentato il convesso e di srotolarti lingua e pensiero alla prima ombra del fesso non ci ottemperi più come un riconoscimento della tua piscia sul sentiero. Se vuoi vieni, se no sfregola tranquillo l’idrocarburo del tuo piedistallo. Io sto agiato fra i randagi a rattopparmi le pezze di chi ha fatto spezie diverse: rare, poco daziate ma a loro modo pregiate in questo emisfero personale di scalzi mangiapatate.
giu 16, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Atteperto.
Ah per le tue fronze
che Giove!
Spulciarti attonito
nel mio astratto,
cruggiato da sberleffo,
grazie.

Bisogna tagliarsi

a fontana le braghe
passar di qua del fosso
senza metter numeri
a carboni d’originale.

Ci ho detto
nonostante tutto

tuo questo
m’alza il basello
sguscia un sorriso
se son per davvero
nastro svolto dal mastro,
tuo tempo da ricamo.

Stimarsi
con usmo da cani
prima del morso
che sgorga il gioco.

Bisogna schiumarsi

a Duvel,
io e te.
giu 8, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Sbalzo di tensione.

Marketing di sfruscio
con strizzata d’occhio
al lineamento.

Sarei il primo degli altri euforici
se m’uscisse una fonduta placata
dal principio al termine
col pensiero sciolto
in endecasillabi da riporto
e potrei godermi fra i concavi
anzichè soffrire su acufeni
in appunti diamantini.
Invece nulla, cicca bua:
perchè tutto questo inventar mondi
non è affar di chi spollicia i miei indici,
non è un divertirsi in bocca ai soffiavento,
non è un imbrattare per scrostare
il banale di un canale
in attesa dell’eco di altri ego.

No,
peccato
mio caro
percolato.

E’ aria senza la quale,
è polvere del mio andare,
è scelta oltre il raccontare,
è allergia su piume da pavone,
è notte che zampilla Virgo,
è buca nelle tasche a protegger l’armonica,
è danza scaltra d’ammirare e tesa da portare.

Perciò, con garbo, senza offesa:
piuttosto che mutarmi sciolto
io nasco, canto e mordo contorto.

Non mi svesto
e ti lascio il resto.
mag 27, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Per tre stralci d’elisir e chitarra.

L’istrice del buono che punge
parrebbe un sogno stonato:
lamento adatto ad un errore
al raso d’un marciapiede cantato.

Dolce per nuvole a caramella
sfugge acerba d’erba in maggio:
non ha ritegno nè cane ululato
solo la fuga in fine scalza scoperta.

Muschio di sponda in attesa,
gruccio su baci d’altra fronte
al passo d’una vita mai spesa
sul canto che disconosce il monte.

Per quel che valga baratto l’aria
con tre stralci d’elisir e chitarra.
mag 6, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Figura retorica in scala armonica.

Maggio in freddo cane
basterà a sbudellarmi le ossa
a rendermi innocuo al sol levante
pronto alla resa delle stelle
ligio al dovere cadente
e vaporoso al riflesso del cromo?

Disordine che muore in un solo candore
senza il volto di uno scalfito d’alba
senza il ritegno d’un buono sconto
senza la vela in assenza dell’ago
resto o vado per ora scuffio
con animo brado e probo.

Neve in bianco e nero
sbuffa la brezza
scortica un sorriso
scioglie la corteccia
in un ricordo sbieco
protetto dal miele
radente al gelo.

Sciarpa al collo m’interrompo
coltivo un ticchettio vangato
lo espongo in presa visione
contando le pause
di quel che non ci vuole
di quel che non ci duole
di quel che non ci vuole
di quel che non ci duole.

Sulla luna siamo sempre leggeri
con l’instintiva sopravvivenza
senza aria nei polmoni
con una prospettiva di resistenza
ai paesaggi ristretti
ai dossi e ai crateri.

E’ ora di rientrare
salgo sull’autobus e mi preparo
m’aggiusto la cravatta color rivoluzione
osservo senza peso e di colpo
mi rendo il conto
allungo la mano
ed afferro un dolce suono.

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