ott 16, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Spazzettone.

Strofinaccio
pulisco quel che son stato
slegato dal mio braccio
sbianco il passato
e sfrego senza rimedio.
Che genio.

Impregnato
mi immergo nel secchio
ne rimango imbrigliato
assorbo questo mio tempo
e non ne esco.
Sul serio.

Inutile erosione.

Arrabatto
sul pavimento disteso
ho perso il canovaccio
come fossi indifeso
e da me sguizzo.
Mi strizzo.

Asciugo
su mattonelle di cera
fra i bordi indugio
secco di creta
e compatto mi fingo.
Vinco?

ott 10, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Verde nei titoli di testa.

Tempesta.
Ho fitte
che trafiggono
questa mia testa.
Spade
allucinate
il mio male
non scompare.
Flash
di ricordi
smembrati
d’una serata
di gala.
Ovattata.
Ho fitte
che trafiggono
la mia veglia.
Fabbrico
mi sciolgo
e intanto
scorrono
i titoli di testa
dentro
la mia testa.

Verde
speranze
verde
acerbo
verde
risplende.
Ho fitte
che trafiggono
la tua esistenza.
Crollo
di te
io
non ho sonno.
E intanto
scorrono
nella mia
folle festa
i titoli di testa.
Si replica.
Passa la banda
rimbomba
piovono sogni
dentro la testa.
Verde
è la mia vita
in tempesta.

ott 7, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Tuo.

Matura
nel porticato delle vene
il succo tuo dell’ uva.

Rampicante
balli il tango tuo
attorcigliandomi danzante.

Scovami
nel labirinto tuo Edipo
e sfiancata amami.

ott 3, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Epitaffio sbrindellato.

Rigurgitano sbrodolando che fra un lustro colmeranno le antologie di quel che ho inchiostrato.
Paroliere scandagliato da altre menti analizzato.
Non comprenderanno quel che sono stato interrogandosi su quel che diverrò.

Sembra interessar poco
star qui sospeso
amarti
cullarti
sognarti
respirarti
irrequieto
e perplesso.

Vivo adesso.
Per te.
Non quando sarò ricordo.

ott 1, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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E la penso.

E ti sembra poco?Dice che mi veste di luce.
Che quando la guardo mi incanto.
E che succede di rado.
Questo è quanto.
Che modulo la voce a seconda del suo umore.
Che a seconda della sua attenzione io regoli le stagioni del mio cuore.
Che quanto di bello ho dentro
da lei finalmente è nudo, nervo scoperto.
Sesto senso.
Ah! Ma per favore.
Ti sbagli, io mi conosco e tu, amico, non raccontarmi.
Vuoi forse dirmi come mostrarmi?
Non mi inganni: lo fai perchè sai che non puoi raddrizzarmi.
Storto son nato e la retta non è per me cosa certa.
E’ solo che son distratto, in un vortice a girare impegnato.
E allora sto agitato e non so dove vado.
La mente dispersa in faccende complesse.
Ma è così da sempre.
In fondo mi conosci, sai che dai calzoni corti io costruisco mezzi ponti.
No, dico sul serio: non è per lei che son come assente.
Forse è un qualcosa che in questi giorni dentro mi prende.
Davvero, smettila di crederti dottore.
E togliti quel sorriso inquisitore.
Com’era quella storia delle altalene?
Vento in faccia e senza terreno ti senti contento.
Ma scendi, sali, ridiscendi e risali.
Ti sembra d’aver le ali.
E’ un turbinio d’eventi che altera i sentimenti.
Forse, amico, forse hai ragione.
E il mio cielo oggi è un’invenzione.
E il mio fiato sospeso in attesa di un suo sorriso.
E il mio bene è capire come starle vicino.
Forse, o forse nulla di tutto questo è vero.
Vivo incerto solo per me stesso.
Per il mio tempo in cerca di quel che sento.
Preso dal momento son rapito e ad altro rifletto.
Nessuno spazio per quel sentimento.
Resto al di fuori del cuore.
No, non ci entro.
Sto fuori, in silenzio.
Respiro freddo.
E la penso.

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