ott 3, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Epitaffio sbrindellato.

Rigurgitano sbrodolando che fra un lustro colmeranno le antologie di quel che ho inchiostrato.
Paroliere scandagliato da altre menti analizzato.
Non comprenderanno quel che sono stato interrogandosi su quel che diverrò.

Sembra interessar poco
star qui sospeso
amarti
cullarti
sognarti
respirarti
irrequieto
e perplesso.

Vivo adesso.
Per te.
Non quando sarò ricordo.

ott 1, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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E la penso.

E ti sembra poco?Dice che mi veste di luce.
Che quando la guardo mi incanto.
E che succede di rado.
Questo è quanto.
Che modulo la voce a seconda del suo umore.
Che a seconda della sua attenzione io regoli le stagioni del mio cuore.
Che quanto di bello ho dentro
da lei finalmente è nudo, nervo scoperto.
Sesto senso.
Ah! Ma per favore.
Ti sbagli, io mi conosco e tu, amico, non raccontarmi.
Vuoi forse dirmi come mostrarmi?
Non mi inganni: lo fai perchè sai che non puoi raddrizzarmi.
Storto son nato e la retta non è per me cosa certa.
E’ solo che son distratto, in un vortice a girare impegnato.
E allora sto agitato e non so dove vado.
La mente dispersa in faccende complesse.
Ma è così da sempre.
In fondo mi conosci, sai che dai calzoni corti io costruisco mezzi ponti.
No, dico sul serio: non è per lei che son come assente.
Forse è un qualcosa che in questi giorni dentro mi prende.
Davvero, smettila di crederti dottore.
E togliti quel sorriso inquisitore.
Com’era quella storia delle altalene?
Vento in faccia e senza terreno ti senti contento.
Ma scendi, sali, ridiscendi e risali.
Ti sembra d’aver le ali.
E’ un turbinio d’eventi che altera i sentimenti.
Forse, amico, forse hai ragione.
E il mio cielo oggi è un’invenzione.
E il mio fiato sospeso in attesa di un suo sorriso.
E il mio bene è capire come starle vicino.
Forse, o forse nulla di tutto questo è vero.
Vivo incerto solo per me stesso.
Per il mio tempo in cerca di quel che sento.
Preso dal momento son rapito e ad altro rifletto.
Nessuno spazio per quel sentimento.
Resto al di fuori del cuore.
No, non ci entro.
Sto fuori, in silenzio.
Respiro freddo.
E la penso.

ott 1, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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E la penso.

E ti sembra poco?Dice che mi veste di luce.
Che quando la guardo mi incanto.
E che succede di rado.
Questo è quanto.
Che modulo la voce a seconda del suo umore.
Che a seconda della sua attenzione io regoli le stagioni del mio cuore.
Che quanto di bello ho dentro
da lei finalmente è nudo, nervo scoperto.
Sesto senso.
Ah! Ma per favore.
Ti sbagli, io mi conosco e tu, amico, non raccontarmi.
Vuoi forse dirmi come mostrarmi?
Non mi inganni: lo fai perchè sai che non puoi raddrizzarmi.
Storto son nato e la retta non è per me cosa certa.
E’ solo che son distratto, in un vortice a girare impegnato.
E allora sto agitato e non so dove vado.
La mente dispersa in faccende complesse.
Ma è così da sempre.
In fondo mi conosci, sai che dai calzoni corti io costruisco mezzi ponti.
No, dico sul serio: non è per lei che son come assente.
Forse è un qualcosa che in questi giorni dentro mi prende.
Davvero, smettila di crederti dottore.
E togliti quel sorriso inquisitore.
Com’era quella storia delle altalene?
Vento in faccia e senza terreno ti senti contento.
Ma scendi, sali, ridiscendi e risali.
Ti sembra d’aver le ali.
E’ un turbinio d’eventi che altera i sentimenti.
Forse, amico, forse hai ragione.
E il mio cielo oggi è un’invenzione.
E il mio fiato sospeso in attesa di un suo sorriso.
E il mio bene è capire come starle vicino.
Forse, o forse nulla di tutto questo è vero.
Vivo incerto solo per me stesso.
Per il mio tempo in cerca di quel che sento.
Preso dal momento son rapito e ad altro rifletto.
Nessuno spazio per quel sentimento.
Resto al di fuori del cuore.
No, non ci entro.
Sto fuori, in silenzio.
Respiro freddo.
E la penso.

set 21, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Disse: ‘Lei è tutto quello che io non riesco a essere’.
‘Strano’, pensai, ‘cercar altre forme e non accorgersi
d’ aver già quella che ai miei occhi la rende stupenda’.
E l’addormentai.

Buonanotte.

La distanza di una favola
raccoglie in un sussurro
la notte che ci travolge.

L’ attesa sofferenza
inebriata da quel punto
svanisce e già risorge.

Attendo la tua voce
improvviso ladro muto
barattandola di bisogno.

Anticamera d’amore
notturno ultimo saluto
su labbra da sogno.

set 17, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Allegro ripetuto andante. Ridondante.

Se mi vedessi correr per strada invocando a un passante di darmi un nome
se la smettessi una buona volta di non considerar mute le persone che pensano
se davvero fosse davvero così e ti servissero solo i contabili da far quadrare i polli
come ci staresti, tondo spremuto?
Cosa è, sono che cosa?
Tu, che ruolo hai?
Come ti va il lavoro?
Sempre lo stesso giro?
Che pensi di me? Di te?
Chi si ricorderà dei tuoi andirivieni?
Del tuo modello di ultima stella,
del tuo finanziamento meteora.
Senza prosa, senza rima
non saresti che nuda, terra.
E poi cosa?
Chi ti ha chiesto poi niente
da dirmi
da darmi
mi sa che anche tu
stringi stringi in mano hai sete.
Quanto bene conosci gli altri?
Quanto bene hai da darne agli altri?
Che ti passa per la testa amico in questi giorni?
Dov’eri ieri? E dieci anni fa?
Te lo ricordi com’è passato in fretta quel che deve ancora venire?
Quanto pensi di star sospeso ancora e quanto pensi ancora di averne?
Decidi decisioni di quel che neppure conosci.
Andiamo, stasera sono ubriaco.
Allegro.
Ho in testa del gran peso,
tutto il maledetto peso del tuo girotondo dentro la mia testa.
E traballo.
Sbiascico.
Sbavo.
Ho capito tutto sai?
Togliti la maschera. Toglitela ho detto.
Altrimenti domani mi sveglierò e ce l’avrai ancora addosso.
E me ne scorderò, maledetta memoria.
Toglitela, mondo.
Toglitela adesso.
Togliti la maschera.

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