giu 26, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Come un angelo senza ali.

Dalla parte opposta alla fine della strada
ti osservo raccoglier pezzi di una vita passata
e me ne sto come sempre distratto in silenzio,
mentre ti ho difronte insicuro penso
che agli occhi di un cieco seppure per sbaglio
donata la vista non si resiste all’abbaglio.

…i miei passi coi tuoi passi
abbracciati in un istante
ma subito scomparsi…

Accade svoltato l’angolo
di non averti più nei sensi
all’improvviso sentirti senza averti
di corsa tornare indietro
urlando che ti amo
ma tu già non ci sei
e io sto gridando invano.

Sto ancora dall’altra parte della strada
ma non è come prima tornare a casa:
andare avanti senza fari
come un angelo senza ali.

giu 25, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Meno Indigesto.

…Il problema è che adesso lui
sa che cosa sta facendo,
sa che cosa gli sta succedendo,
sa di essere null’altro che un fottuto ingranaggio…

Non sono parole mie.
Forse non sono nemmeno sue.
Passano attraverso Bob
e ti arrivano dritte lassù sopra gli occhi.

Livefast scrive
che tu pensi.

Scrive
che tu fai su e giù come un somaro
annuendo
di quel che magari già sapevi
ma non avevi davanti uno specchio
per capire che si parlava di te
come soggetto.

Legger righe pensando ad altri
evitando introspezioni
è più leggero
indiretto
meno indigesto
nei confronti di te stesso.

Lifefast non fa altro che questo:
rifletterti il sole in faccia
e farti scoprire quanto sei bello
che anche se la luce abbaglia
ti capisci in un momento.

*A parlar di rime smosse mi viene in mente anche Pizia che con un colpo d’autore ha risposto da par suo a chi pensava di menarla per l’aia ed invece s’è ritrovato com’era prevedibile col pane in mano al posto della focaccia.

giu 24, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Oscillando come un pendolo.

…Carceriere di me stesso
con la chiave in tasca invoco libertà
ma per adesso so che questa cella
resterà sprangata a triplice mandata dall’ interno:
sono l’anima dannata messa a guardia del mio inferno…

Le parole che fan male, chissà da dove vengono.
Quelle che ti prendon di sorpresa, che ti feriscono al petto.
Quelle ingrate, non volute, non giustificate.
Quelle lì insomma: fanno un male cane.
Chiamando ‘incroci’ le persone che incontri, hai sempre due scelte difronte da porti: o tenti di seguirne il percorso per posare la tua cesta di bene sul suo cammino o te ne vai in direzione opposta senza nemmeno cercare di capirle e le lasci affidate al loro destino.
A me, qualcuno di imperfetto, ha insegnato che la prima scelta non è mai in difetto.
Intendiamoci, non è sempre stato così: un tempo ero odioso, arrogante, presuntuoso e tiravo dritto per la mia strada fino a che la vita non mi ha presentato il conto.
Ora, passati degli anni e invertita la rotta, pagato pegno e cambiato il mio pensiero cerco sempre di tirar fuori il meglio alle persone che incontro lungo il sentiero.
E mi sono accorto che fa bene al cuore: al mio e a soprattutto a quello a cui si dona amore.
Ne sono così convinto che non ho più voluto tornare indietro, anche se lo ammetto è più faticoso e sarebbe mille volte più facile inserire la retro.
Questo perchè m’è successo d’incontrar quest’anima, che non posso credere sia poi così malvagia.
Scontrosa, irascibile e incazzata con il mondo, mi s’è scagliata addosso senza che potessi rendermene conto.
Senza nemmeno un motivo apparente, ferito da parole come sassi son rimasto così, impotente.
A far esame di coscienza non trovandone una ragione avrei dovuto reagire scagliando pietra contro pietra.
Ma son convinto che a poco sarebbe servito, se non a peggiorare una incomprensibile situazione con una ancor peggiore reazione.
Così mi son detto: bisogna far qualcosa, capir questa persona.
Le ho parlato e le ho chiesto il motivo del suo gesto.
Ho provato a domandargli se ero io quello sbagliato e nel caso di spiegarmi dove e come avrei potuto migliorarmi.
Per risposta ho avuto un biascicare quasi muto, un ‘insensata motivazione che proveniva da un suo male interiore e un richiudersi in se stessi a muso duro che ci mancava solo un ‘fatti i cazzi tuoi’ unito ad uno sputo.
In conclusione a cercar di capire la gente, a volte per paradosso quella s’offende.
E reagisce di scorbuto con parole che fan male se gli tendi una mano d’aiuto.
Per fortuna lo so, al mondo non si è tutti modellini fatti dello stesso pongo.
Percui bandiera bianca ancora non la sventolo, convinto come sono che a capire le persone ci si sente come un pendolo.
Oscillando tra chi, aperto, ricambia il tuo sorriso comprendendone il gesto e chi, chiuso, purtroppo ha bisogno di maggiore affetto.

giu 18, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Tolta una rotella.

Correvo veloce sul mio bolide a tre ruote
nel cortile sotto casa un gran premio immaginato
sui pedali la voglia di raggiungere il sole
e nei sandali di plastica granelli d’oro colato.

Acerbo di vita la soglia del mio dolore,
novizio, diretto, da puntura immediato
non era che il morso di un calabrone:
neanche sentirlo che già era passato.

Tolta una rotella al mio finto locomotore
ho sbuffato e faticato per riprendere fiato
senza limiti al mio palcoscenico d’attore
senza binari a trattenermi incanalato.

Ora che non mi importa d’essere il più veloce
spesso ammiro la strada lungo il cammino
non so se sia la scelta peggiore o migliore
ma quel gran premio lo lascio vincere al destino.

mag 30, 2003 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Segnale d’attesa.

Smettetela di chiedervi
il perchè.
Altrimenti vi fornisco di crema antirritante per l’epidermide dei sentimenti.
E non chiedetelo nemmeno più a me,
che come voi non sono di certo il custode
di imponderabili inutili risposte chiarificatrici.
Ma siete già lì a ricominciare,
a riattaccare coi vostri

perchè l’hai fatto
perchè l’ho fatto
perchè è successo
perchè non gliel’ ho detto
perchè l’ hai scritto
perchè esisto
perchè proprio a te
perchè è toccato a me
perchè è cambiato
perchè se n’è andato
perchè non è tornato
…perchè non dici nulla…

perchè perchè perchè.

Che a cercarlo poi, questo perchè, tanto non lo trovate.
Perchè
non esiste.
Mi pare un concetto semplice, no?
Succedono cose che uno le fa
punto
e a capo.
E quasi sempre son le migliori.

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