lug 1, 2004 - Senza cicatrici    No Comments

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Assonanze sciolte.

Che sagoma.Aver da dirci niente: a volte è persino divertente.
Riempir le righe di cirillico andante, star quieti a veder di lasciar scorrere le frasi. Sedersi, rugarsi, svaporarsi e veder scivolar giù lettere dopo lettere.
Rotonde e grassocce o di maraviglia arrancate a difettose acca scritte h che hanno un suono che diresti vale un acca eppure sciantose scivolano accanto ad altre c, precedono le i e diventan chi.
Ma tu guarda chi si rivede, aah non me ne parlare è proprio una di quelle sere.
Cosa succede? Si raccontan di formaggio, consonanti e pere: grosse, succose, in polvere di smalto.
Lo ‘sm’ torce la lingua sotto ai denti, prova a smungere o a far smorfie e te ne accorgi di come riscopri i tuoi canini che battono forte sulla ti, ti, ti di nuovo ridillo ti ti ti ti batto sul palato con un doppio salto metacarpiato diretto al tuffo.
Gusto puffo, inventato dalla D’avena io credo una sera che era in vena serena come le pere di Williams quelle di prima.
Che diva, casta in Callas d’acuti sregolata.
Pentagramma, cinque righe, una chiave: metti la toppa in sol, girati e sbloccati cogli la rumenta ed esponila in strada il giovedì mattina in differenziata che poi la raccoglie l’omino buffo la mattina presto come un mistero in sacco nero lui passa e trita tutto quel che si butta via niente qui.
Là non so ma qui è tutto un riciclo con i raggi fra le ruote che portano un po’ di sole a salare questi giorni di mare in rotonde di sabbia. Voglia di vacanza, na anche di montagna altro che onde, desiderio di Cervi stambecchi e porti quasi quasi ti porto ovunque ma non in quel posto che ci vai tu per piacere e non dire le parole ma se non le dico che faccio resto muto sereno senza aver da dirci niente: a volte è persino divertente.

Se hai due ciacole senza spese poggiale sotto nel bianco.