gen 16, 2016 - Senza cicatrici    Dicevi?

Fino al primo altro quando

Togliti tutte le forze,
scordati del nome del fiore,
tutto ha una breve domanda
per altre curve risposte
in quest’onda lieve che teme
le nostre orme oltre luce
ed i nostri sogni di fede
fra le stelle e l’argilla
in capanne arse di cemento
devote a spicchi di spigoli
rancorosi al passaggio fra note
pratici per evitare i battiti
sciolti in altre lacrime
nei ferri ai piedi del futuro.
 

intarsi

 

Andarsene senza il pegno
d’un libretto di istruzioni
per comprendere incroci e ragioni
dipanare le costellazioni
mentre il resto degli altri
ti stecca con occhi grandi
oltre chi attende un pieno di balli
mentre danzo sul ciglio delle piume
solletico le bende cadute agli angeli
tra il pane quotidiano ed i calli
stringo mani e condivido fiati
accordo il piano con riverberi celesti
rendendo felici le chiome degli alberi
e strappando un sorriso nomade ai burberi
mi sento più qui
dentro la favola
di un’esistenza infinita
che riempie l’anima
fino all’ultima goccia negli occhi
c’è posto per tutti
c’è posto per tutto
fino al primo altro quando.

dic 24, 2015 - Senza cicatrici    Dicevi?

25.40

Al cappello dell’Ubione
l’affanno si quieta e lascia il perdono
ad uno sguardo d’abbraccio:
la costa del Palio traccia un equilibrio
disperso fra nebbia, rauco ghiaccio e cielo curioso.

Ser Resegone svuota il calco in uno sbuffo soave
e l’anello cinge la Valle d’un soffice risveglio.
Manca solo la prima ombra broncia del sole
a solleticar le conche e spaventare i sonnambuli.

Qui, ora e sempre
tutto se ne va, torna dal buio e s’infrange
plaudente oltre l’essenza che chiama e il tuo essere
mentre scricchiolano le prime ore
le mie orme si muovono ritrovandosi.

Quante battaglie han spronato questi borghi
quante urla d’anime candide
e quante movenze a rincorrer le stelle.

Qui, ora e sempre
lo sfondo delle foglie raccoglie le cadenze
attento a cosa raccontano gli sbuffi dei fiati
e riesci a sentirti parte del perdersi
vagito ubriaco umile
e parziale dinamica dei quaranta gradi.

nov 20, 2015 - Senza cicatrici    Dicevi?

L’attesa

Di quel che mi resta
prima del nome sull’inchiostro
stringo poco e di quei frammenti
tendo ma non torno.

ouw

Perciò di quel che sei
adesso hai difronte tutto un sarai
porta stretto nello zaino
per quando ti saluterò e mi racconterai
il mio non afferrarti al solfeggio delle scale
l’accenderti luce alle stelle
il conteggio storto dei bottoni del grembiule
le nostre colazioni da baffi tinti latte
il tuo starci tutto in abbraccio
l’attesa di racconto nostro al pulmino
le torri a cubetti che fan piccolo il cielo
i miei sbagli sempre pagati al tardi
il tuo cantare la gioia per purezza
il mio guardarti che non t’accorgi
il tuo respiro sul mio stesso cuscino
la vita che porta il tuo nome
il sentirti sempre vicino.

ott 9, 2015 - Polaroid    Dicevi?

Marinaio d’altura

Funambolico ondeggio
sui lacci dei comignoli
sbraitando senza contegno
quattro lagne inneggianti
ai rivoli pesati
sui fianchi di nubi coese
al baluardo di evaporati contegni.

Senza realtà
mi arredo le idee senza soffi
che tolgon l’aria ai sogni
ed al calore negli occhi.

Escludendo tensioni retrattive
fra rovesci di cieli
che di secondi sprechi
ormai ne ho grappoli da vendemmiare
da racconti buoni per le rughe
oltre l’orlo delle gerle
vago alzando ogni masso
per soffiare quel nascondiglio
sotto al periglio del mare.

set 4, 2015 - Calamai    Dicevi?

Chiedo di Lucio

Vermiglio,
perchè mai dovrei essere spaventato?
Non senti il suono del piano,
il cristallino confondersi delle nostre voci
pur adesso che ti silenzi addosso un fiore
ripasso più tardi,
fra vent’anni
e chiedo di Lucio.

La panacea del viaggio
un fianco porto all’ansa del fiume
l’unto rimasto dal coraggio
un becero costume di piume
ed un liquore moderatamente scalzo.

L’arsa stretta di mano
mentre conduce al sogno
produce ampie desolazioni
comprime gli esseri nei patti
gioca con desideri al conio
valuta promesse in confessioni
lascia risplendere vecchi graffi
e mi dipana invano.

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