mar 21, 2005 - Senza cicatrici    No Comments

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Solstizio.
Ho munto un’espressione da gelo.
Figura 12 del mio cartellone, accanto al buon nome della mia famiglia ad ore.
Non me ne vien su nessun altra dall’addome perciò ho deciso di rimanere assuefatto e statico nel mio migliore quadro artico.
La bella stagione è cacciatrice di rugiada oltre che precoce: da alcuni istinti mi danza sulla brina in cerca di uno sgurlo.
Ma io niente, assente.
Sarò albero in marmo, rifugio di picchi e cinciallegre.
Perforerò il futuro che mi attende una volta che avrò mosso almeno il ripieno dei miei capelli ai venti.
Ho una vibrazione che assomiglia all’ombra della rabbia ma purtroppo non ne possiedo il nervo e quando sbraito mi si alza sempre più spesso l’angolo del mio labbro destro.
Trachea ed esofago come contorno della mia saliva che deglutisce possente e si sente, specialmente quando mi sfiatano le narici in bolla che tento inevitabilmente di riattaccare con la colla.
Albume e tuorlo amalgano unici in Es: sgrassano il calcare della mia stessa periferia dal guscio crepata.

Se hai due ciacole senza spese poggiale sotto nel bianco.