apr 10, 2004 - Senza cicatrici    No Comments

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E questo e quello.

E questo e quello.
Se il bioritmo è un saliscendi di curve suadenti quello mio è concavo da raccolto.
In quel punto dove la linea si flette e gronda straripante di frutti post maturi io mi ci metto.
E attendo. In questo senso.
Attraversi momenti in cui della tua vita di conto non te ne rendi: stai a produrre e macinare, passi le ore a dare e a dare, stacchi da un lavoro per attacarti ad un altro cartellino da timbrare.
Svesti una cravatta, ti infili una cuffia, spilli una birra e vai a dormire alle quattro di notte.
Nel sogno, le tue voglie.
Per ricominciare arzillo e lesto il giorno dopo, o il giorno stesso.
Automa del ciclo ti normalizzi l’esistenza ma come già scritto in precedenza sai che tutto cambia anche la consapevolezza di sapere che così è.
Percui ritorna l’onda del bioritmo ed ecco che dopo anni son qui fermo e dritto.
Fazzoletto in testa, raccolgo sudore senza fretta.
Brucio la divisa, apro una nuova porta della mia vita.
Mi tuffo in un altro gioco senza come al solito aver preso cura di leggermi il foglietto delle istruzioni.
O delle controindicazioni.
Vado ad affrontare mansueto una salita senza ripiego o taglio.
Un origami da lancio libero senza rete, con il culo in aria e le chiappe esposte al vento.
Vado a tuffarmi carpiato.
Con gli occhi chiusi per non saper di vedere se nella piscina c’hanno almeno messo l’acqua.
Stordito e rilassato, oggi sono malsano.
Sicuro che finito questo scritto io rido.
Mi favo dell’uso in costume e di comunella con il sole anzichè produrre io passeggio.
Rilassato e paciato mi prenderò cura dell’orticello del mio tempo.
Sembra che negli ultimi anni io lo abbia trascurato di parecchio.
E ve lo dico prevenuto del caso in cui anche voi del mio v’ammalaste: non è bello.
E questo e quello.

Se hai due ciacole senza spese poggiale sotto nel bianco.