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set 21, 2012 - Cicatrici    Dicevi?

Cadenza d’inganno

Spaventoso bianco silenzioso
fuor dal mondo
chiusa la gabbia senza grata
frullati pensieri a galloccia
tutto si assesta
ma all’esterno dell’esco
mi spengo
non riesco
quel tutto credo
si sgretola di confronto
frusta e incendia
sparadossa gli assi
scastra e sblatta
ed estirparlo
squarta.

set 10, 2012 - Cicatrici    Dicevi?

Umarells

Scende il cielo anche stasera mentre attraverso senza guardare le strisce d’oro sulle ali.
Bevo un caffè e accarezzo i bottoni d’argento che mi stringono le cicatrici.
Poso la pala e scavo.
Traccio le tracce nel muro, prendo la mazzetta, lo scalpello e picchio.
Prendo l’ultimo pezzo di biscione in gomma dell’autopompa: cambio gli stivali del gatto con quelli da pescatore.
Mi imbogo nelle gabbie di ferro.
Mi casca il tenaglio, mi scivola sotto al pannello di due metri.
Appoggio lo stesso pannello di legno sopra dei cavalletti rauchi: prendo il pennello, quello grande per dipingere una parete grande, lo impregno di impregnante e lo passo sul suddetto pannello.
Anzi no, prima devo afferrare la cazzuola al contrario e scrostare il cemento secco dell’ultima gettata.
Vado a prendere le cravatte per la festa: a lame di 4 con dell’acciaio a cuneo le incastro in distanza di 40 centimetri.
Misuro col metro di legno.
Puntelli.
Mi mancano i puntelli.
Vita e svita e stringi.
Taglierina e legno.

Mi manca pure il chiodo di acciaio temprato per entrare nel fresco del cemento armato.
Mi manca infine il pizzico dello spago rosso che segnala le tracce per terra sulla nuova soletta.
Forati, da quattro, da otto, conci per conciarmi senza pensieri.
Borsa per il martello.
Togliere tutti i chiodi dalle assi.
Un sacco di calce ed uno di cemento, impastare.
Betoniera.
Attenzione con la gru, colpi secchi e niente ondeggi che ti cade la vita addosso.
Vibrare il fischio di avviso, mangiarmi un cotecchino.
Pulirsi il culo con l’interno della carta dei sacchi di malta.
Tagliare i conci con la pinza grossa, isolare il tetto, camminare sul ponteggio.
Falsi telai, umidità e bidone del ferro col fuoco dentro.
Acqua ghiacciata nei tubi, abbronzatura abbrustolita che ti si riconosce.
Matita sbucciata per segnare le pareti di misure precise.
Tavolati sbagliati, tavolati storti, tavolati perfetti.
Piccone e badile per raccogliere sudore, altro che rime.
Bagnare la platea, stongiare liscio e perfetto.
Controllare l’assenza della curva sulle assi da 4 metri.
Sentirsi parte del progetto oleoso di un antico capocantiere.
Puzzare, gustare, sognare.

Mi manca la tecnica,
abbondo di inutile estetica.

gen 11, 2012 - Cicatrici    Dicevi?

Viva il punto dipinto sul fondo

Le stelle abboccano sottocoperta
d’ogni risveglio una promessa
chi sei come mai cosa vuoi
t’accarezzo la nuova collina
custode di futura vita.

Mi riempio l’acqua di un bicchiere
brindisi di scanzonate a giro di sol
‘fanculo alle paturnie
al tempo perso dietro all’ e se?

Viva il punto dipinto sul fondo
la voglia d’andare oltremare
il gusto nell’imparare del fare
il tono di chiusa snello in una frase
il confondersi nel coro di voci
l’aria fresca della prima parola
l’urlo che sale nel non sopportare.

Viva il punto dipinto sul fondo
l’elogio del giullare demente
l’acchiappo dell’acqua tra le mani
qualcosa dentro al fuoco nel contorno
la danza sul teatro del cielo
la speranza e la voglia fra il respiro
il girotondo sul culo del mondo.

nov 26, 2011 - Cicatrici    Dicevi?

Lume di brina

Piccole orme incostanti su fili di lana taglienti
gioventù per nulla scrocchiante d’anni
fili d’erba all’erta puntinpiedi
e l’aria che mi accarezza che non puoi capire.

Complicato sotto gli ombrelli della crisi
rientrando da un’estetica da jet leg fighissima
con la fusoliera ammaccata, un solo bruciare di motore
ed una saracinesca buffa che salda i sorrisi.

Girovagando al guinzaglio dei debiti
opportunista il giusto verso i giusti sì
roteando ai buffetti e agli strilli dei se stessi
ave o chiavi del mio domani.

Chittecapisciatte mi parli con la paprika al culo
delle tue papille arrotolate senza sugo di fumo
ma mentre tu ti siedi sul manrovescio del mio manubrio
io pedalo leggero sfidando il canto alto sereno.

Friccichio al lume di brina
corsa al galoppo cieco al consiglio
guarda quanto divenire saremo
senza perdermi un solo felice pensiero.

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