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La fine del castagno

Un secondo d’uomo:
bastante al percorso
cencioso all’incompreso,
difetto al sapor del poco spavento.

Zucchero d’amor perduto
imitazione di un popcorn scaduto
lampo intuito lontano
re degli astanti silenti
angolo della sfera
migliore dei migliori increduli
giovincello in attesa del fuoco
assaggio di una sveglia già suonata
nessuno vuol vederti luccicare.

Un’altro anno va a dormire
la Fender attende ancora il suo sol
Cinecittà sta smantellando i suoi perchè
e la tua ragione si sta svalutando
il cielo mi chiede se son vivo
fa il bischero con le mie vene
che gli dovevo un abbaglio di pazzia.

set 13, 2016 - Cicatrici, Polaroid    Dicevi?

Empty

Pressato fra molecole
asso da canasta
senza più ossa per mollare il colpo
con un guaito soffocato
ed un buon rendimento alla distanza
ma con bulbi recisi agli occhi
e congiunzioni a fuor di bolla.

Cos’è mai questo frusciarsi fuoribanda?
Un’avvertenza ignorata, una sosta dimenticata,
un appuntamento forzato ed una resa disattesa.

Empty,
scassinato e oltremisura
oltre il guado senza condimenti premettendo
ora m’accorgo solo delle stonature
delle macchie e del freddo che sostiene il muro
alfine insisto
solito contrappunto polifonico muto.

lug 25, 2016 - Polaroid, Senza cicatrici    Dicevi?

Senza fine e senza ombra

Spunteggiami sti batuffoli di quieto stare,
mordaci eloquenze di magnanimi e poderosi tonfi istrionici,
che si racconta senza pane se non puoi arrivare,
lasciar stare?
Pagare dogane e caldi ricambi
per un inverno al germoglio?
No, grazie.
Ma quello aveva il naso adunco,
uncinato alla rima
ma mai bugiardo, solo scambiato per poco dazio.
Sognava,
d’amore amava come s’ama senza amore
e viveva per altri
perchè d’altri si è.
Fidarsi,
è un pegno che ha rincorsa
senza fine e senza ombra.

mag 19, 2016 - Polaroid    Dicevi?

Congiuntivo imperfetto

Color ch’avvolgi
tramonto e sogni
bivio al destino
burla e cammino

almeno un istante
ti ho stretto
per un secondo
rivisto e scelto
lasciato distante
e mai detto: resto.

ott 9, 2015 - Polaroid    Dicevi?

Marinaio d’altura

Funambolico ondeggio
sui lacci dei comignoli
sbraitando senza contegno
quattro lagne inneggianti
ai rivoli pesati
sui fianchi di nubi coese
al baluardo di evaporati contegni.

Senza realtà
mi arredo le idee senza soffi
che tolgon l’aria ai sogni
ed al calore negli occhi.

Escludendo tensioni retrattive
fra rovesci di cieli
che di secondi sprechi
ormai ne ho grappoli da vendemmiare
da racconti buoni per le rughe
oltre l’orlo delle gerle
vago alzando ogni masso
per soffiare quel nascondiglio
sotto al periglio del mare.

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