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mag 29, 2012 - Polaroid    Dicevi?

Il mio nome è

Quando a Kumasi l’uomo George
m’ha alzato sopra il tetto del Tro-Tro
ed ho visto l’umanità brulicare
io non capivo di quale attesa si trattasse.

Quando a diciotto son tornato a casa
sul treno clandestino dall’Olanda
e il cane del poliziotto quasi mi ha morso
arrivato alla stazione di Bergamo
una ragazza mi ha prestato 1200 lire
per farmi il biglietto
perchè tornavo a casa senza un soldo
con nello zaino mezz’ Europa:
quello sguardo che le ho rivolto
io non capivo cosa aspettasse.

Quando alla terza Londra
mi son fermato al punto cardine
nel centro del Tower Bridge
il vecchio Tamigi al nuovo sguardo
non era agitato
ma io non scardinavo lo sguardo amico
del prottegi corona.

Quando mi han sequestrato il passaporto
mentre in cielo volavano missili terra aria
e io sentivo puzza di gasolio
mancavo al blu degli occhi
disperso nel Mediterraneo
io non capivo di cosa avessi paura.

Quando a Saint Malo
mi son bagnato nel sale dell’Oceano
mentre mamma era distesa sul bagnasciuga
furba è arrivata l’alta marea
e l’ha sorpresa ridendo
io non sapevo dare il nome
a quella senzazione.

Quando a Santiago
i miei piedi han vibrato
il passaggio del Botafumeiro
e il vento sacro mi ha accarezzato
io quella stanchezza del camino
non la capivo oltre l’arrivo.

Quando dal battello
la torre si è illuminata
e l’oro splendeva
mentre Parigi ci cullava
io non riuscivo
a chiamare il nome di quel profumo.

Quando a Copenaghen
quella sera in piazza centrale
tutti si son messi a ballare il walzer
la pace danzante andava oltre
ed io non vedevo dove sfumassero le note.

Quando siamo usciti dalla chiesa
e tutti gli amici ci hanno applaudito
ripieni di riso e futuro
io non sapevo quale fosse il contorno del mondo.

Quando in quel pub
la birra arrossava il violino e l’arpa
fuori bussava il vento
mentre la pioggia bagnava la nostra festa
io non afferravo quel calore intenso.

Ma poi
ho capito:
tutta quella luce
tutta quella vita
io la conservavo negli occhi
per aspettare il giorno
in cui sei nato
e donarti il racconto
del nostro amore per te.

Perciò figlio mio
son qui a chiederti un unico perdono
di quell’essere distante da chi sono
di quel fiume che non argino
dal voler darti il meglio
e sentirsi già sfuocato fuori campo:
sarò umano
cadendo e stringendoti la mano
mi rialzerò d’ora in poi
per sollevarti al mondo
perchè tu sei quanto
e mentre ti guardo
non c’è più nè come nè quando.

apr 26, 2012 - Polaroid    1 Commento

Tris

Ciao
fior di mani
naso tondo mondo
occhi per me
luce di mamma
ciao.

Dove sei stato
per quell’altro tempo
in quali astri
hai brillato l’attesa?

Raccontaci:
abbiamo un intero terzo giro
perchè tu ci possa insegnare.

Sei qui per il nostro tutto?
Sarai grande quando curveremo?

Benvenuto:
accomodati tra me e lei,
ti si offre il mignolo:
stringilo forte
perchè ora si inchina il sole
il bosco ti osserva dal cielo
la grotta ha un sussulto
la ruota del presepe risuona
le babbucce raccontano la strada
e la via è illuminata a festa.

Respirarti
è un miracolo
che rinasce quotidiano.

Vieni,
andiamo.

mar 7, 2012 - Polaroid    Dicevi?

Biribissi

Astro perplesso
appeso al conio
d’un centro distorto:
cupo pensiero,
fiero mosto nero
rivolo sincero.

Distogli gli artigli
dagli aghi per spilli:
nenia l’inerzia,
cogli scorze d’aria
e carezza con veglia
le cure di labbra.

dic 24, 2011 - Polaroid    Dicevi?

E’ di nuovo il post del 25

Santi numi
ho perso tutti i paralumi
non posseggo più nessun palmo di contatto
e per questo m’accorgo
d’esser di ogni in ritardo.

Agli amici cari
stringo prati e primule
perchè la primavera porterà splendore
nuova gioia e profumo di rose.

Per tutti indistintamente
salgo sul cielo e soffio stelle
mentre al mio doppio amore
bacio il collo
stringo un sogno
e racconto ogni giorno
la favola del mago pancione.

La gatta di marmo
osserva misteri oltrebosco
poi s’acccovaccia il muso
nel mondo del suo cuscino.

Null’altro chiama la felicità.

Muti, fragili e infuocati
ma raggianti d’ali
navighiamo in braghe di tela
affrontando canti e uragani
spavaldi a petto in fuori
forti dei nostri cuori.

Sotto al corto della coperta
sorridiamo in attesa della festa
stringiamo forte i petali delle mani
cucendo il nostro domani
su nuovi infiniti ripiani.

ott 29, 2011 - Polaroid, Senza cicatrici    Dicevi?

Lanterne spente

Mele al tavolino del circolo
bucce di stelle a debito spremute
sopra i tasti di una vecchia Olivetti
l’aria pregna di sbuffi e bestemmie
la scrittura musicale del macinino tritacaffè
la fisarmonica parigina del vecchio Leopoldo
la spazzatura bagnata al margine delle crepe
i grovigli a meraviglia cablati e fritti
gli scialli neri e gli occhi sgranatamente piccoli
denti sbiaditi
pescivendoli in frac
latrati appoggiati sulle zecche dei cani
lo scavalcare del sole d’anemoni
il doppio timbro sulle facciate dei palazzi
le corse soffici sopra il fango
gli sguardi polverosi degli arazzi
il gioco dei gabbiani
le nasse nascoste ai santi.

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