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ott 7, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Pensierino sul comodino.
Variazione di registro.

Mai più tentare di allargare il sorriso a chi non lo vuol fare. Mai più credere di offrirlo come medicina a chi preferisce la trasparenza della negazione. Inutile spiegare alla ruota che l’oggetto rimane lo stesso ma cambia la prospettiva. Gli eventi, il destino, il fato, le decisioni, accadono per tutti distribuendosi in egual modo. La fortuna e la sfortuna non esistono. Esistono solo pessimismo e ottimismo: il primo non porta a nulla, il secondo a migliorarti. Migliorandoti comprendi di avere più soluzioni allo stesso problema. Il problema in realtà non è un problema, ma un evento da valutare. L’ironia si conquista con la diversa prospettiva. Si può variare la storia solo modificando la propria storia, agendo senza paura e preferendo i rimorsi ai rimpianti. Dall’idea nasce l’azione. Da una buona idea nascerà una buona azione: la perpetuazione delle buone idee forma il buon carattere.
Un buon carattere porta ad una buona visione del mondo.

Buoni non si nasce: si diventa.
set 29, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Frena.
E possiamo starcene qui finchè vuoi a ciarlare del traffico che aumenta ogni giorno e che da ogni giorno s’allunga, del Natale che arriva subito dopo Ferragosto ed è ormai solo un centro commerciale, della campagna che v’era una volta e chissà dove mai se n’è andata, dei politici che si illustrano ma che non si sporcano per paura di perder l’unto, del vendersi l’anima per comprarsi un corpo e viceversa, della moda che cambia ogni stagione fino a mandarci fuori taglia, dell’ impertinenza di chi si crede mai quella senza filtro nella testa, dell’uovo nato al cospetto del culo del gallo senza il rispetto di chiedergli almeno il permesso
e sul finire della litania avremo sgranato il nostro rosario pronti per l’alzata del capo accorgendoci dopo l’istante che siam appena passati col giallo.
set 29, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Frena.
E possiamo starcene qui finchè vuoi a ciarlare del traffico che aumenta ogni giorno e che da ogni giorno s’allunga, del Natale che arriva subito dopo Ferragosto ed è ormai solo un centro commerciale, della campagna che v’era una volta e chissà dove mai se n’è andata, dei politici che si illustrano ma che non si sporcano per paura di perder l’unto, del vendersi l’anima per comprarsi un corpo e viceversa, della moda che cambia ogni stagione fino a mandarci fuori taglia, dell’ impertinenza di chi si crede mai quella senza filtro nella testa, dell’uovo nato al cospetto del culo del gallo senza il rispetto di chiedergli almeno il permesso
e sul finire della litania avremo sgranato il nostro rosario pronti per l’alzata del capo accorgendoci dopo l’istante che siam appena passati col giallo.
set 27, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Piano americano.
Apri la finestra, richiudila in fretta e sbircia la nonna tener per mano la gatta morta. Apri il portone, richiudilo in fretta e scorgiti padrone di una gloria senza frutto e passione. Apri la veranda, richiudila in fretta e aspira la polvere di una cosa perfetta. Apri la cantina, richiudila in fretta: c’era una volta un buio di raccolta. Apri la soffitta, richiudila in fretta: c’è troppa altezza che ti aspetta.

Furto e manutenzione compresi nel prezzo. Banale, noioso, già visto. As-so-lu-ta-men-te anticonvenzionale. Leggi della natura ed elementi irrispettosi. Correndo dei rischi s’impara l’inchiostro.

Nei giardini notturni si annida un rospo dalla voce grossa che se lo baci nemmeno ti ascolta ma fugge nei pressi di un solo lui sa ruscello esibendosi in un tuffo plastico col gesto dell’ombrello. Se lo insegui prima ti bagni poi risbuchi da una grotta che in adolescenza credevi morta ritrovandoti disteso ad osservar quello che hai vissuto senza nemmeno poterti rivoltare indietro ma attento: tu non sei più quello.

set 22, 2008 - Senza cicatrici    Dicevi?

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E mi si spegne l’amarcord.
Il rialzo più corposo e formoso degli ultimi anni se ne sta a marcire nel retrobottega del mio frigorifero. Senza riciclo nè aspettativa di vita pari ad un moscerino gode solo per quello che è, nell’istante, e mai per quello che avrebbe o potrebbe. A pensarci bene è quietante ed è proprio per questo motivo che m’ascende e m’aggredisce all’apertura dello sportello. Troppa vita uccide. Vagherò per tutto il resto del giorno ripensando a quel tanfo. Lo decido adesso mentre nel frattempo son già chino a sturare il cesso ed un effluvio di ritorno aggredisce il mio contorno. Ho come una voglia di ciliegia stampigliata a primo indizio d’enigma sulla guancia destra. La meticoloso di riflesso nello specchietto retrovisore mentre sono parallelo in guida alla litorale che costeggia una oscillazione d’onda in sol minore.
Bevo per ricordare e appena mi si accende una lampadina ci soffio sopra e mi si spegne l’a m’arcord in squaquaron.
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