mag 7, 2023 - Cicatrici    Dicevi?

Altro

Il troppo tardi
sciacqua i ricordi
t’osservo oltre i ninnoli
attento al leggerti
aria tra pietre
salti oltre il credersi
braccia tese trafitte
smalto e riprovarci
altra vita
altri sbagli
altro ritrovarsi.

apr 19, 2023 - Mangianastri, Polaroid    Dicevi?

Tempo

Sta cosa del c’è tempo
è una balla senza senso:
ditevi del bene, mandatevi a cagare,
abbracciatevi,fatevi sentire,
burlatevi senza ritegno,
scrivete e sbranate,
ballate fuori tempo
e non aspettate a raccontarvi,
mostrarvi e stringervi
di mani e di pensieri
che il domani è già ieri
e i sorrisi rubati
sono arcobaleni.

Rebois e Regòrdes

Rebois stava scalciando stupidamente l’aria accompagnando le sue movenze disarticolate con versacci ibridi quando proprio a causa di quei movimenti sincopati la sua scarpa sinistra decise di lasciare la calzata per atterrare accanto a quella barca dopo un volo ballerino e pitagorico.

La barca, a detta di tutti, non aveva mai lasciato il molo ed era da sempre ormeggiata con la prua rivolta al respiro. C’era una scritta rossa dipinta lungo il suo fianco, un po’ incerta e un po’ contenta: Regòrdes.

Regòrdes se ne stava lì, placida e senza timori. Oltre che ad attendere scarpe volanti adorava ascoltare quel genere di discorsi che la gente fa al tramonto, un tempo sbertuccianti di colori sgargianti ed ora tenui imitazioni sbiadite di un inverno senza neve.

Rebois smise di soffiarsi addosso, raggiunse la sua perdita, si guardò attorno tra il nulla e il tutto, raccolse dal cielo una sensazione di cui non aveva ancora il nome e per la prima volta accarezzò Regòrdes.

Poi venne la vita e Rebois con entrambe le scarpe si voltò verso di essa.

Ciò nonostante, sebbene fosse distante da Regòrdes per indirizzo ed anagrafica, Rebois negli anni amava ogni tanto ritornare da lei mettendosi in viaggio per giorni o addirittura mesi, all’improvviso, godendosi il panorama fatto di bottoni sui cappotti delle persone, tegole mal posizionate e vaghi sentori di echi di campanacci legati a mucche svogliate ma canterine.

Regòrdes nel frattempo non è che lo aspettasse: passava il tempo accogliendo tentativi di punture di zanzare, punteggiando gli sciabordii nelle notti di tempesta e adorando fare scherzi al gracidio delle rane contrapponendone un falsetto istrionico attraverso lo scricchiolio delle sue assi di legno.

Rebois al termine di ogni suo ritorno da lei amava non raggiungerla d’istinto e così percorreva gli ultimi istanti giocherellando col suo bastone lungo la riva, gettando i sassolini al rimbalzo e trotterellando laconico accanto ai solchi lasciati dai carretti dei rigattieri stanchi. Addirittura se tutto ciò accadeva d’inverno, e spesso la neve ne era testimone, invece di sobbalzare a gran salti da Regòrdes sostava per un po’ al caldo della locanda del paese intrattenendosi con i pellegrini di passaggio e fingendosi interessato ai loro racconti prima di recuperare il coraggio sotto la solita gamba tremolante.

Una volta raccolto il tempo adatto Rebois alzava gli occhi al cielo, prendeva il giusto sentiero e quando finiva di fischiettare la loro canzone giungeva come se non si fosse mai mosso ad un battito da Regòrdes.

Regòrdes come sempre lo aveva già sentito arrivare ben prima, avvisata dall’allacciarsi dei bottoni, dagli sfrigolii delle tegole e dagli accordi dei campanacci. Quindi, quando Rebois sull’uscio della locanda alzò le sopracciglia per riveder le stelle, lei sapeva già perchè valeva tutta quella pena la sua attesa.

Rebois si fermò il suo solito istante per osservare Regòrdes tutta intera: raccolse il tempo con un gran respiro e impercettibilmente allungò la mano per trasformarla in carezza, come sempre.

Regòrdes la accolse, passò tutta la notte ad ascoltare nuvoe storie, si lasciò cullare dalle sue onde e dal suo mare, come sempre.

A vederli lì sul molo più che sinceri parevano imperfettamente veri.

feb 26, 2023 - Calamai, Senza cicatrici    Dicevi?

Bordo

Sopra gli assi,
soli davanti ai fanti,
accecati, inginocchiati
niente rumore,
quel sapore di tremore,
il silenzio, l’orrore
il vuoto
poi
il bagliore
il respiro
di chi ti è vicino
il rosso del naso
tuo miglior alleato
e il giocarsi
corpo di Stanlio
dipinto sui muri
tatuato su ogni passo
inchiostrato a fine giro
di un tragitto destino
trafitto dal sorriso.

feb 13, 2023 - Cicatrici    Dicevi?

Son diciannove anni già

Ma sai che al dirsi
oltre la metà
si son colmati
da un fagotto saltellante
ormai quasi gigante
che porto a spasso al sasso,
da lei beata, con l’acqua scorsa,
la piccola valle da baciare
e il silenzio.
Quel che raccontavi
senza parlare
cerco di recuperare
rifare
dipanare
lasciandogli stringere
l’altro capo invisibile
e quando butta la monetina,
accende la fiamma,
le parla oltre il vetro,
accarezza la tua targa,
io sorrido di nascosto
e risento la tua voce
appoggiata al bastone.

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