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nov 20, 2015 - Senza cicatrici    Dicevi?

L’attesa

Di quel che mi resta
prima del nome sull’inchiostro
stringo poco e di quei frammenti
tendo ma non torno.

ouw

Perciò di quel che sei
adesso hai difronte tutto un sarai
porta stretto nello zaino
per quando ti saluterò e mi racconterai
il mio non afferrarti al solfeggio delle scale
l’accenderti luce alle stelle
il conteggio storto dei bottoni del grembiule
le nostre colazioni da baffi tinti latte
il tuo starci tutto in abbraccio
l’attesa di racconto nostro al pulmino
le torri a cubetti che fan piccolo il cielo
i miei sbagli sempre pagati al tardi
il tuo cantare la gioia per purezza
il mio guardarti che non t’accorgi
il tuo respiro sul mio stesso cuscino
la vita che porta il tuo nome
il sentirti sempre vicino.

ago 3, 2015 - Senza cicatrici    Dicevi?

Dall’uno al sessantasette.

Una virata di gabbiano
tra due fianchi di prue
il nulla la dov’era
lacerata è la vela
in questa attesa della festa.

Unire i puntini,
scardinando le gerarchie
senza consigli
unire i puntini,
fra strade di polvere d’acqua
e lacrime senza uscita
unire i puntini
vincere la costellazione migliore
semplicemente incatenarsi al mondo.

Unire i puntini
dando inzio ad un nuovo disegno
con un accordo tonico al sottofondo
e capire che il tutto era già
il condizionale un peccatore,
l’andato non avrà mai un nome sarà
e la realtà decisamente migliore.

 

feb 4, 2015 - Senza cicatrici    Dicevi?

Yana

Quando sarete quel che vorrete
distanti da stelle e punti dagli astri
rivorrete il destino e i vostro sbagli
senza contar più lacrime di miele
vi ritrarrete difronte agli specchi

lievi vascelli sospinti da sguardi
un solo sorriso sguainato tagliente
con voce bucata dal taglio dei resti
e una fiducia alquanto insolente
arsa sovente da labbra distanti.

nov 6, 2014 - Senza cicatrici    Dicevi?

Per quel che costa

Appuntando le scie delle nuvole
mi determino inutile fisso
penso al ritorno e al desiderio
aggrovigliando i colori
sbucciando i profumi
mi perdo, un fesso.

Formiche d’arazzo
sparpagliate disturbate
dov’è che andate?

Sul banchetto dei fiori
passato il vento
resta un narciso circospetto
che spettegola un pianto
baciando se stesso.

T’ho perso gli occhi
sotto al bicchiere
del mio antro lunare
ora che posso sentire
di notte l’ombra
ed il rumore che porta
mi affanno alla sedia
e pago la vita
per quel che costa.

ott 8, 2014 - Senza cicatrici    Dicevi?

Cerca che ti passa

Stai qui i tuoi anni
che non son niente:
sei massa,
sei briciola,
sei corpo
che cade latente.

Che ti affanni?
Che misteri
in quel neurone
che ti ritrovi.

Sei peso portante
in gravità assoluta,
sei senza spiegazione,
sei essere
perchè ti ritieni di esserlo
ma non è detto.

E se lo credi
non hai idea del fonema,
la tua stessa essenza
non è comprensibile.

Non sai,
l’universo non ha tempo:
più dell’immenso
bruci l’incenso.

Chi te lo fa fare di crederti,
chi ti disegna centro di un passaggio?
Probabilmente tu sei anche me
ed io son mio avo,
arsenico e concetto.

Alla fine
accettiamo le regole fisiche
per non impazzire,
perchè sappiamo
che prima di quell’oltre
la valvola ci blocca con la sicura,
perchè il grande perchè
non ti risponde
ma ti mantiene diverso,
attento e valutante,
assente e sollevato
rispetto al costo del denaro
o al litigio del tuo vicino
perchè hai capito
di non aver ancora capito.

Cerca,
che ti passa.

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