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dic 11, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Apriti cielo.

Trasvolando attento l’immaginario undecisimo parallelo mi affianco ad un veliero che ultimamente mi tiene ben sveglio il bolero: indugio sapendo e inquieto m’addentro.
So per certo che non sarà un velluto cadendo perciò mi premunisco d’un trabattello con cui roteare sul disagiato mare del crescere leale.
Tremo al pensiero stringendomi a brugola le scapole del mio acufene dorato: se non altro m’affranca vigile con raccomandata di non ritorno e questo rasserena amigdala e duodeno.
Attendo il sorgere del punto e croce adornandomi d’esteta ma il mio ombrello di sale piange al primo acquazzone lasciandomi zuppo d’un torpore interiore.
Lacerato dall’agguato di si tanta bellezza pascio le mie pietre oltre le porte disperse della volta celeste.

nov 26, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Sberleffo.

Tondeggio paffuto rosicchiando il tuorlo del mio acuto.
Spesso sbecco e rosolo un contegno curioso al difetto.
M’arresto al mio verso e gioco d’abbaio sopra il tetto.
Furbesco attendo e rido anticipando il tuo vesso.
Aspergo l’intarsio del verbo giogando lingue a coltello.
ott 21, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Rapsodia in blu.

Non c’è peso che ritagli il tempo
perchè possa riposare gli alibi
su cuscini di fioretti e sgarbi.

Per quanto concerne il mio movimento esso rimane sempre lo stesso nonostante si interfacci in modalità diverse a seconda della tipologia licantropa delle persone che s’affacciano dentro al mio gabinetto: non ho bisogno di una manifestazione da incitare o di un fiume in piena da guadare per dimostrare come

si possono soffiar via le nuvole col dà farsi.

Primo s’arrotola l’avambraccio poi si spanna la camicia ed infine ci si infischia dei pregiudizi e ci si immischia negli umori: solo così se ne esce dal pertugio umido e ci si scotta al sole perchè esso splende di se stesso ma per goderselo bisogna prima bruciarsi almeno al primo rintocco, screpolarsi e sapere che sapore ha il saper conquistare, piantare la bindella e misurare la distanza dell’esistenza.

Non ho voglia di riavvolgermi
non ho voglia di aver voglia
non ho voglia di non respirare
quando fuori c’è acqua abbondante
per dissetarci l’estremità
strimpellare e baciare il mare.

Allora dimmi un po’ cos’è che si vuol cavalcare? Ci si vuol sentire bene, destinazione senza paura, rapsodia in blu senza orgoglio e pregiudizio? Valigie pronte, lupi e san tommaso al bando e coperta giusta per due, cosa vuoi di più?

Per volare c’è da sbattersi le ali.
ott 12, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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La nebbia in vetta.

Gli alpinisti migliori
aprono vie sconosciute ai più
domano la natura
e mostrano a tutti
un mondo nuovo
per giungere alla cima:
inconsapevoli della propria forza
sorridono alla sofferenza.

I mortali
possono solo curarli a valle.
Nessuna imbragatura,
bisogna lasciarli andare:
son destinati a volare.

Per questo

il loro splendido salto
ha sempre accanto
un buon compagno:
il suo valore è pari
a quello dello scalatore.

Solo lo sherpa
sa quando è il tempo
solo lo sherpa
ne condivide l’universo
solo lo sherpa
sa quanto grande
sarà il suo regno.

Dove si avverte il vuoto
lui avvista il fiore
e quando manca l’aria
ne ricorda il profumo
in una danza rarefatta.

Oggi
la salita al cielo
pare più serena:
dannatamente
più serena.

La nebbia in vetta
si scioglie sempre
nel più bel sole.

Driiiin!
- Chi è?
- Arriva la più brava,
arriva la più bella!
set 22, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Incerto del suo adesso.

Mi son qui bell’impacchettato
a tirar di nuovo calci alle parole
piroettando un traverso
di note e suffumigi.

Il profumo s’è preso l’erba
e l’aria scalza del mattino
così eccomi sveglio per primo
ad imboccare i ghiri
scartavetrando l’orecchio destro.

Mentre il tesoro s’è sottocoperta
m’accascio in attesa
e dispenso respiri
per appannare meno
il vetro del pensiero.

All’improvviso
oltre il castagno
rivola un cerbiatto:
quando la smette di franare
s’impaurisce,
raddrizza gli stecchi
e rimane ombra di se.
Due passi alti più in là
scricchiola la pioggia:
nell’attenderla lui stritola
un salto predetto.
Scompare verso il sentiero
incerto del suo adesso.
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