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dic 23, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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E’ di nuovo il post del 25.

Oh oh oh
è di nuovo il post del vigilante
quello che avresti voluto
dovuto aver paffuto
e invece
senza neve pare cenere
piove n’aria gelida
che raddrizza la cute ballerina
e ti ostica abbracci e mattina.

Mi metto in un cantuccio
sotto al vischio del vinsanto
e attendo il babbo:
al suo scendere scaltro
l’agguanto brandendo
il suo acido didietro.

A tutti quelli
che mesciano parole
perchè così lustrano
il son capaci tutti
lascio le penne
senza le mie maniere
di star sghimbescio
ad osservare il cielo.

Per chi non brucia
nell’incenso denso
da gran cerimoniere
del salcazzo a prosopopea
solo perchè pota parole
e non si scontra con le rate
dico piacere
vada a rifarsi il sedere.

Qui l’anno decano
ha rubato bastardo
platino e sale
subito dopo il miele:
sappia il tempo
che io son paziente
attendo e limo bene.
Per fortuna
le due stecche
s’attendon di celeste
e la primavera
s’è già messa
il profumo della sottoveste.
dic 11, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Apriti cielo.

Trasvolando attento l’immaginario undecisimo parallelo mi affianco ad un veliero che ultimamente mi tiene ben sveglio il bolero: indugio sapendo e inquieto m’addentro.
So per certo che non sarà un velluto cadendo perciò mi premunisco d’un trabattello con cui roteare sul disagiato mare del crescere leale.
Tremo al pensiero stringendomi a brugola le scapole del mio acufene dorato: se non altro m’affranca vigile con raccomandata di non ritorno e questo rasserena amigdala e duodeno.
Attendo il sorgere del punto e croce adornandomi d’esteta ma il mio ombrello di sale piange al primo acquazzone lasciandomi zuppo d’un torpore interiore.
Lacerato dall’agguato di si tanta bellezza pascio le mie pietre oltre le porte disperse della volta celeste.

nov 26, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Sberleffo.

Tondeggio paffuto rosicchiando il tuorlo del mio acuto.
Spesso sbecco e rosolo un contegno curioso al difetto.
M’arresto al mio verso e gioco d’abbaio sopra il tetto.
Furbesco attendo e rido anticipando il tuo vesso.
Aspergo l’intarsio del verbo giogando lingue a coltello.
ott 21, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Rapsodia in blu.

Non c’è peso che ritagli il tempo
perchè possa riposare gli alibi
su cuscini di fioretti e sgarbi.

Per quanto concerne il mio movimento esso rimane sempre lo stesso nonostante si interfacci in modalità diverse a seconda della tipologia licantropa delle persone che s’affacciano dentro al mio gabinetto: non ho bisogno di una manifestazione da incitare o di un fiume in piena da guadare per dimostrare come

si possono soffiar via le nuvole col dà farsi.

Primo s’arrotola l’avambraccio poi si spanna la camicia ed infine ci si infischia dei pregiudizi e ci si immischia negli umori: solo così se ne esce dal pertugio umido e ci si scotta al sole perchè esso splende di se stesso ma per goderselo bisogna prima bruciarsi almeno al primo rintocco, screpolarsi e sapere che sapore ha il saper conquistare, piantare la bindella e misurare la distanza dell’esistenza.

Non ho voglia di riavvolgermi
non ho voglia di aver voglia
non ho voglia di non respirare
quando fuori c’è acqua abbondante
per dissetarci l’estremità
strimpellare e baciare il mare.

Allora dimmi un po’ cos’è che si vuol cavalcare? Ci si vuol sentire bene, destinazione senza paura, rapsodia in blu senza orgoglio e pregiudizio? Valigie pronte, lupi e san tommaso al bando e coperta giusta per due, cosa vuoi di più?

Per volare c’è da sbattersi le ali.
ott 12, 2010 - Senza cicatrici    Dicevi?

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La nebbia in vetta.

Gli alpinisti migliori
aprono vie sconosciute ai più
domano la natura
e mostrano a tutti
un mondo nuovo
per giungere alla cima:
inconsapevoli della propria forza
sorridono alla sofferenza.

I mortali
possono solo curarli a valle.
Nessuna imbragatura,
bisogna lasciarli andare:
son destinati a volare.

Per questo

il loro splendido salto
ha sempre accanto
un buon compagno:
il suo valore è pari
a quello dello scalatore.

Solo lo sherpa
sa quando è il tempo
solo lo sherpa
ne condivide l’universo
solo lo sherpa
sa quanto grande
sarà il suo regno.

Dove si avverte il vuoto
lui avvista il fiore
e quando manca l’aria
ne ricorda il profumo
in una danza rarefatta.

Oggi
la salita al cielo
pare più serena:
dannatamente
più serena.

La nebbia in vetta
si scioglie sempre
nel più bel sole.

Driiiin!
- Chi è?
- Arriva la più brava,
arriva la più bella!
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