giu 8, 2004 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Intarsio.
Scioglimi
Sciogliti
sciogliti
scioglimi
nei tuoi abbracci
amanti muriatici
sgranacuore.
acidi assetati
Torcimi le mani
cani avvinghiati
nel bottone del collo
dal fango sputati.
fino al fondo.

Ingarbugliati ad incastro.

Cesellami succhiando
Mordimi le labbra
disperandone la forza
strappami la lingua
rigurgitando unghie
confondimi
incatastonate fra smalti.
mischiami
Cadi sfinita
sciacquami
e nella tua voglia
in questa mia
germoglia opaca
o tua saliva.
in gemma nascosta.
giu 3, 2004 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Alla ricerca del bacio perfetto.


…Il tuo bacio è come un blog
che mi fonde i permalink
tu fai muovere il mio mouse
come fosse un token-ring…

N'apostrofo col succhiotto.Il bacio perfetto lo si crea e lo si scarta il tempo d’un fiato messo tra le labbra.
Inumidato e phonato va lisciato col benzene ma colto al volo, rapido e indolore prima che si sciolga al sole.
Sarà per questo che parlando di conigli e pazzi al salmì ti vien difficile esporsi per mostrarlo nel pratico questo contatto in quattro labbra da quattro quarti ravvicinate.
Mica è facile realizzarlo davanti agli astanti, il bacio.
Perfetto dev’essere indi implica sforzo, concentrazione e sudorazione.
Non è background da benessere ne da ceto sociale o predisposizione genetica: esso è dunque solo continua e continua ricerca.
Sul campo, sui fianchi, nei lobi delle orecchie, piccole e in ascolto, si prova si prova fino ad arrivare al contatto giusto un po’ più rosso carne fra pelle rosa.
E quando avviene, nove su dieci, succede sempre improvviso ed inatteso.
L’ultimo della decina che non resta sopra osserva e stupisce nel vedere come un semplice contatto porti ad umidificare tutto il resto e sconvolga due persone strappandone anima e vestiti di dosso.
Si evince quel che è di illogica natura: un bacio perfetto scombussola non una ma due esistenze imperfette.
Le congiunge, le insimbiosa e ne fa essere uniche in essenza.
Quindi, nel mentre, ecco che entrate in ballo voi senza saperlo nemmeno una riga prima.
Mettetevi lì, vi prego, e ricercate.
Spiego.
Vorrei l’intera vostra partecipazione.
Mollate lo schermo e umidificatevi al volo che la ricerca è preziosa e non si può sprecare manco un momento.
Fatelo ora, presto: con il vicino di scrivania, con quella dietro di voi che scruta curiosa lo schermo, col vostro capo, con chi vi passa accanto o in mancanza d’altra gente fatelo con voi stessi allo specchio.
Avete capito benissimo: baciatevi.
Dai su, quante storie.
Se non siete ancora pronti per offrire le vostre labbra alla ricerca lasciate il campo pratico e divenite teorici del bacio contribuendo alla fredda statistica e rispondendo alla domanda qui sotto:

dovreste darlo adesso,
quale sarebbe la più vicina persona al vostro corpo,
cavia ignara immolata alla scienza,
che riceverebbe in dono un bacio per la causa perfetta?

Avanti con i commenti.

*Diffondi l’esperimento sul tuo blog incubando l’esito nei commenti per almeno 24 ore.
Al termine dell’indagine redigi una breve statistica ed invia i risultati ai nostri laboratori di analisi.
La ricerca non presenta controindicazioni.
Avvertenza: possono raramente verificarsi isolati ceffoni provenienti da soggetti femminili che non comprendano a pieno la spiritualità dell’ esperimento.
In tal caso sarà vostra premura rispiegare le finalità altamente scientifiche della causa e ritentare più volte in attesa di miglior sorte.

mag 31, 2004 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Disfida bovina.

La vacca
sgambava stolta
pregna di latte
in zampe da sculetto
maculate
nel campo grasso.
Portava nel culo
riserve arcigne d’erba
e muggiti blasfemi.
Io, da principio,
la osservavo,
pacato
sul mio masso.
Indifferente.

Lei
invece
scuoteva le mammelle
a seconda di quello
che non c’era niente
da vedere.
Ma proprio niente.

Ti seguiva
ostinata
sempre
sotto un pelo di tiro
distinta
e fingendosi
palesemente zoppa
nel limitare del campo
scandiva
ogni mia movenza
con perimetro di boàsse
dalla puzza perfetta.

Scodinzolava, pure,
roteando la coda
in ordine placido ed orario
come volesse decollare
ma con calma
da chissà poi cosa:
lei
e le sue grosse
troppo umide narici.
Lo facesse,
almeno.

lastricando la strada di buoni propositi

Provai
persino
di farmi fattore e amico
allungandole del fieno
ma quella,
la vacca,
dico davvero,
piuttosto che masticare
un’offerta nella mia mano aperta
si mostrava sazia
e ti squadrava di sbieco.
Rimuginante.

Decisi allorchè,
partendo dal mio sopracciglio
inarcato e destro,
di sostenergli lo sguardo
infido mammifero
restandomene attendendo
arroccato perfido e inerme
dietro al mio masso
chiamandola come si fa col gatto
deridendola.

Lei,
attratta,
la vacca,
si avvicinò quindi
al filo suadente
tutto di ferro
dove sogghignava elettra
la corrente svelta
che non la si vedeva
ma indolore scuoteva.

Venne
floscia ed ebete
a cercarmi
ma appena si sporse
in cerca del complimento
gliela regalai io,
la scossa.
Vacca boia.

mag 26, 2004 - Senza cicatrici    Dicevi?

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Ad accompagnare i Cerchi.

Fra l’indaco e il confine da andirivieni laggiù
c’è spazio tra mille granelli in andata da sottosuola,
ma non per me: imbrattato di fogli in soglia
sto bene qui, a tirar sassi nell’ acqua
e ad accompagnare i Cerchi allagarsi di blu.

Tanto sbocceranno in solstizio lo stesso
i boccioli a cui non si è per nulla chiesto
che io sappia mai e poi mai il senso:
unico di ritorno resto sobrio su questa panchina
piuttosto che rimettermi ad inseguire la vita
ed andarmene ancora una volta oltre cortina.

Vai tu, dico davvero,
scavalca e urlami nascosto al di là del ferro
quel che c’è di così eccitante e diverso.
Vai e se vuoi torna a raccontarmi
quel che hai messo negli occhi
o quel che conosco e mi sarò perso.

Avanti.E senza spingere, che prima o poi ci si passa tutti.

Ci son già passato, ho un trascorso sghembo
ed una volta visto il tuo desiderio scommetto
per niente e per nessuna tu tornerai indietro.

Certo, mi hai conosciuto qui e seduto
dici lo ammetto è strano non son dispiaciuto
e l’ amarezza che dovrei non mi brucia addosso
seppure sia l’unico tornato al di qua del fosso.
Ma c’è che ogni milione ne modellano uno strambo
dicono da lassù che sbagliano per diritto lo stampo
e ne viene un animale matto e di esserlo mai stanco.

Così mentre tutti prima dell’unico verso in salto
vi sedete qui accanto e mi chiedete nel prender fiato
se meno di uno è vero ha fatto la strada al contrario
quello è qui, che vi misura le parole accanto.
Strano, visto lo splendido che vi attende laggiù
ma io no grazie preferisco scrivere di restarmene:
sto bene qui, a tirar sassi nell’ acqua
e ad accompagnare i Cerchi allagarsi di blu.

mag 23, 2004 - Senza cicatrici    Dicevi?

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L’arena dalle penne a sfera.

Punteggiatori sparsi.Un anno fa al Parco delle cascine si era seduti in ellisse.
In mezzo a quella folla variegata un tale, certo Simone detto Livefast, dagli eventi si erse prima di ardersi in benzina nella rinascita due punto zero e come stilita senza roccia appuntita domandò ai presenti attoniti: ma allora cosa accomuna noi blogger?
Niente fu la risposta.
E quel niente, ora rodeante, ancora ci unisce quasi trecentosessantacinque alzate di letto dopo.
E nel frattempo si sono allargati gli abbracci, le pacche forti sulle spalle e gli sguardi incrociati.
Di premessa: tutti eravate tanti e troppi ne siete da ringraziare singolarmente.
Sappiatelo, nel mentre vado avanti.
Ai resusciti da baracchino e agli arcaici adepti del CB, come mi suggerì ad una cena Rillo, gli appuntamenti blogghisti come quello di venerdì sera appaiono come enormi verticali dove finalmente ci si vede e ci si splende.
Il rodeo è stato per me come una partita a calcetto: quello Balilla.
Poichè nel durante ci ho giocato con Fraps ed anche perchè la notte stessa, tornato a casa, mi son sognato d’essere omino balilla abbracciato a compagni di scrittura rilegati nel destino della stessa maglia.
Quel che resta sulla pelle son cose strambe, diverse, come un mosaico stempiato e variegato che per magia si incastra fra volti rivisti e altri scoperti.
Infra le gengive mi porto un bravuomo storto come le sue rime.
E fra i polpastrelli la stretta di mano forte di un direttore d’albergo che quasi mi ha commosso nel vederlo e nel salutarmi. Grazie Gianni.
E fuori, a respirare nell’aia di Rozzano stornazzante di schiamazzi di animali blogghisti ecco spuntare un abbraccio di quelli che non ti aspetti: Strelnik.
Mai si vada a finire che gli venisse di farne un corto sull’evento: ecco adesso ne hai uno di amico alto un tappo che come protagonista è perfetto.
In un angolo ho puntato dritto, l’ho vista ed eccola insorrisata, Pizia.
Si poteva dirle che, per farne un esempio, da anni pensi sia una cantata splendida, questa.
In voce, per triplani o per scritti piaciuti.
E invece.
Poi passi sotto il Palco, che lui da sopra fa l’ossesso.
Divincola e dimena e ti ci ritrovi a ballare con Sphera ed Eva.
Poi ecco, voltato d’improvviso: certo non m’aspettavo d’aver fra gli occhi il sommo.
Già aver le sue spalle nel tuo abbraccio sembra che t’assorbi una delle sue lezioni pixxellate che fan sentire intelligente anche uno analfabbeto comme amme.
E invece.
Che ballasse poi è, vederglielo fare, stupendo.
Esci, prendi aria, e vieni rapito come da uno sbatter d’ali in mi tavor settima di falena notturna.
Quel che non t’aspetti è che s’oppone alla notte stessa scura inversa nel nome come chi l’aveva avvertita leggendole in mano la data di scadenza.
Ti parla come vena scoperta.
E scoperto ascolti. Sembri poterla afferrare mentre discosta il velo dello sguardo veloce.
E invece.
Rientri e ti affretti, saluti Silvia e un fiore che trilla.
Scopri gioie solo vivendo eventi come questi: e sei, elemento strambo, felice nel vedere mani strette fra vite brevi e pulsazioni veloci.
Enormemente felice.
Nasi rossi e liquori.
In alto i calici e brindiamo:
a voi, bella gente slalomista fra amorfe esistenze!
A noi, elementi scuotimenti!

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