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mag 12, 2015 - Calamai    Dicevi?

Altrove

Mi controfagotto
tra la distrazione e le sfumature
dove non t’irriterai per nulla
o per iperboli inverosimili
ma per bellezza contesa
e per mancanza di spazi ampi.

Là non si fa altro che respirare,
fregandosene di quel che non si ha:
sopportarsi non porrà suffissi
perchè tra piume e fango
ci si muoverà in tre quarti.

Acustica contesa all’universo
tra pelle e paura
ma che t’arsi ogni giorno
dilanairsi per granelli lagnosi
mentre fuori cantano
fuori i doveri sono quelli

ed i pregi non passan per lusso
quando l’aria non costa
e a spasso non porto più la resistenza
surriscaldata sotto la maschera
che percepisce l’altrove.

giu 25, 2013 - Calamai, Senza cicatrici    Dicevi?

Mechanè

Ambrata per controluce
spaventata dall’ellittica considerazione di se stessa.

Pliè
sei attente strade per osservare tutto il pubblico
aspetta un secondo,
alleggerisco l’indice verso l’alto
arrivo subito
riesci a vedere la luce
oltre il ferro battuto
sfuoca la notte
s’arrende al gioco delle stelle.

Ah
il nostro diastema da canini
ci morde e ci nutre
rotola sopra la moquette
consacrandosi sotto le guglie
a spalle nude
al bagno dei capelli
pittato nel cerchio
tempestato di sole.

Corri
sfruscia l’erba
ribolle il tuffo
s’avvolge l’ombra
ruota la stanza
cade il velo
si vola.

nov 23, 2012 - Calamai    Dicevi?

Trenta ciglia

Soffiata. Di sicuro non si posava.
Volava saltellando su nessun luogo e nessun fatto.
Si stava di un bel bello, senza peso nè intento di intelletto.
Senza lancette, senza architrave: la vita per moto del verbo andare.
Iperscrutrare senza specchietto retrovisore,
dar voce a risposte dovute solo all’ombra del mio sole.

Ed eccoti
tra l’aspirapolvere e il mio cuore
tra l’asfalto e il primo nostro dente
meglio
molto meglio di una stella cadente.
Ti stringo, ti carezzo,
ti aspetto per trenta sfenici universi di cinta vita.

Sorridi d’insegno
muovi l’aria del nostro disegno
sol maggiore secreto dei nostri mallets
sussurrato stretto dentro al petto.

ago 22, 2012 - Calamai    Dicevi?

Paciuk

Una volta rifatta la conta delle 316 fughe delle piastrelle si accovacciò nell’angolo più umido del quadrato. Pensò al bacio dato prima del peccato e si limò lentamente le corde vocali dando vita ad una nennia insopportabile che conosceva bene. Ripensò a quando aveva visto per l’ultima volta suo fratello e concluse di non averne mai avuto uno. Sentì il profumo del ruscello e si immaginò a rubare un po’ di scorrerne. Si addormentò mentre era intento ad incrociare gli alluci in cerca di una farsa di contatto e prima dei sogni venne a trovarlo Paciuk, il suo amico immaginario. Paciuk pretese innanzitutto il saldo del conto per degli arretrati legati a quella vecchia storia di gatti e lune piene. Una volta estinto il dovuto con abbondanti dosi di sorrisi nerboruti i due ritrovarono l’unisono della loro nota e passarano il resto di quel poco che ne era a studiare il volo delle farfalle, a chiedersi perchè nessuno mai si chiede il perchè del gioco del mondo, a immaginarsi quello che nessun bosone può risolvere in questa vita d’equazione.

lug 23, 2012 - Calamai    Dicevi?

Terraferma

Nei tuoi giù
nel tuo esser sì
nel tuo pranzo
nei tuoi stringermi
nel tuo imparare
nel tuo miele
nel tuo chiedermi
nel tuo insistere
nei tuoi perchè
nel tuo sogno
nel tuo abbraccio
nel tuo mondo

c’è il mio posto.

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